
Nel settore della stampa, il calore non è il vero problema: il problema è rappresentato dal calore non sotto controllo. Quando il fotoiniziatore presente nell’inchiostro è configurato per funzionare in una determinata gamma spettrale, l’uso di lampade inadatte fa sì che vengano sprecati dei joule di energia, aumentando la temperatura del substrato e rendendo la superficie non curata e appiccicosa. Parliamo quindi di energia fotonica precisa, poiché si tratta di far corrispondere lo spettro emesso dalla lampada alle caratteristiche chimiche dell’inchiostro, piuttosto che cercare soltanto valori massimi di potenza.
Quello che conta davvero è la distribuzione spettrale attorno al picco dei 420 nm, e non qualche valore numerico isolato. Questo valore permette ai fotoiniziatori di assorbire efficacemente l’energia nella regione viola-blu, così da favorire la polimerizzazione senza surriscaldare l’inchiostro. Con un’intensità di irradiazione elevata, la densità energetica (in mJ/cm²) agisce proprio dove è necessario per innescare la polimerizzazione, mentre i riflettori e i rivestimenti dicromatici contribuiscono a controllare le radiazioni infrarosse e ad evitare che il calore venga trasferito sul substrato. Il risultato è un processo di cura ripetibile nel tempo, con un livello di output stabile e dosaggi prevedibili.
Ecco perché questo sistema funziona nella pratica: nelle tecniche di stampa UV offset, flexo e serigrafia, è necessario un processo di cura che permetta di indurire la superficie senza deformare il film o surriscaldare la macchina da stampa. Uno spettro dominato dai 420 nm riduce l’esposizione eccessiva ai radicali liberi, elimina i problemi legati all’interferenza tra le varie fasi di stampa e riduce i tempi di permanenza dell’inchiostro sul substrato, permettendo così di stampare più velocemente con meno difetti. Inoltre, il consumo energetico diminuisce, poiché la maggior parte dei fotoni è effettivamente utile; inoltre, gli intervalli di sostituzione della lampada si allungano grazie al controllo termico e al comportamento stabile dell’arcobaleno elettrico.
C’è però qualcosa da tenere a mente: questa lampada dipende dalle caratteristiche chimiche dell’inchiostro. Prima di scegliere la lampada, è necessario verificare la curva di assorbimento dei fotoiniziatori presenti nell’inchiostro e la dose necessaria. Si ottiene il miglior risultato utilizzando macchine dotate di sistemi di radiometria integrati e riflettori ottimizzati; nei casi di retrofit, invece, è necessario ridefinire la distribuzione dell’irradiazione sul substrato. Inoltre, l’output dipende anche dalla pulizia dei riflettori e dalla posizione della lampada: è quindi importante rispettare le tolleranze indicate e effettuare controlli spettrali periodici.